Ho momentaneamente cambiato ufficio, in attesa dell'ennesimo chiassoso open space. Ho accumulato troppe cose da fare, ma piano piano tutto tornerà in ordine. Entra uno e ti propone un ricorso legale infallibile, entra un altro e ti dice che non serve, un altro mi dice che andrà tutto bene, un altro che non c'è speranza. E io penso ai miei nipotini, al profumo di latte della piccola, ai discorsi del grande, del tipo che vuole una macchina di mille colori che scavalchi le altre quando c'è traffico. E se una bambina di due anni ha messo fine, involontariamente, ai miei sogni, e io non volevo capirlo e accettarlo, un bambino di cinque non frena qualcun altro. E io vorrei dire che i bambini non scelgono di venire al mondo, che i genitori devono impedire che soffrano. Che i miei genitori sono meravigliosi anche se insopportabili e che mia sorella ha qualcuno da guardare dormire, anche se è stanca morta, e io no.
Per me qualcuno c'è...chissà se già lo conosco e, se si, vorrei che me lo dicesse. Intanto mi emoziona il sapere che anche lui, come me, si affaccia pensoso al balcone...e pensa a me. L'estate, come l'età, è uno stato mentale.Io sono in autunno reversibile, pronta a girare indietro le lancette e godere davvero di questo caldo, del mare, delle camicie leggere, di questa assurda e nebbiosa estate romana.


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